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viernes, 15 de agosto de 2025

Gracias. P. José Alegre, abad de Poblet.

Una de las muchas cartas que recibí del P. José Alegre, gran amigo, abad que fue del Monasterio de Santa María de Poblet, Tarragona. Tuve el privilegio de contar siempre con su confianza y su cercanía, y compartir infinitas charlas sobre lo humano y lo divino. Pero sobre todo lo que quizá más movía su sensibilidad era la música, y sobre todo la belleza del canto gregoriano como forma de diálogo con Dios.





Luis:

No resisto a compartir mi entusiasmo…  He empezado a imprimir lo que me mandaste. Y por tanto, lo voy leyendo…. Alguna afirmación no la acabo de entender, y en su momento ya te preguntaré.

Hoy sólo quiero comentarte esta frase del primero de los documentos que me mandaste.

EL canto gregoriano, una plegaria musical de una rara riqueza para los monjes:  LA PALABRA DE DIOS QUE CANTA….

¡Qué belleza, Luis!  Ya no es sólo guardar la sabiduría de la Palabra en el corazón, como una luz para el camino de la vida, sino guardarla como un canto bello, hermoso que nos acompaña…

Meditar la Palabra es prepararnos para hacer del viaje de nuestra vida un CANTO.

El corazón  debe ser el instrumento….

Gracias,   

P. José Alegre

 

sábado, 31 de mayo de 2025

La vita monastica in Spagna: ieri e oggi – II.



Come abbiamo già detto in precedenza, la scarsità di vocazioni e l’elevata età dei monaci e delle monache in Spagna sta obbligando alla chiusura di molti monasteri. Tuttavia, la notte non è mai completa. C’è sempre una finestra con luce, c’è sempre un sogno che veglia (Paul Eluard). Per questo considero un bell’obbligo menzionare ora alcune finestre aperte alla speranza e alla sua luce.

Una è il caso di sovrabbondanza di vocazioni che, a suo tempo, attirò l’attenzione non solo in Spagna, ma in Europa e in molti altri paesi: la nascita di un nuovo Istituto Religioso femminile denominato Iesu Communio, di diritto pontificio, approvato dalla Sede Apostolica l’8 dicembre 2010. Secondo le sue Costituzioni, l’Istituto religioso si dedica alla vita contemplativa e all’evangelizzazione dei giovani.

Questo Istituto nacque precisamente all’interno di una comunità di Clarisse (Lerma, Burgos), dove una delle sue monache —suor Verónica María Berzosa— ricevette la chiamata di un nuovo carisma. A partire da quel momento, le vocazioni furono e sono così tante che dovettero chiedere permesso a Roma per avere due sedi con un’unica badessa. Una delle sedi continuò ad essere il Monastero delle Clarisse di Lerma, e l’altra un convento francescano molto vicino: San Pedro Regalado, a La Aguilera (Burgos). Successivamente dovettero fondare una nuova comunità, in questo caso a Godella (Valencia).

Sono attualmente circa 200 religiose che si dedicano alla vita contemplativa, con una forte missione di evangelizzazione dal monastero. Questo fenomeno è stato in prima pagina sui media di molti paesi. Così se ne sono fatti eco e così si può leggere sui social network: è diventato il più grande fenomeno della Chiesa dai tempi di Teresa di Calcutta”; poiché ha fatto di quel vetusto convento di Lerma un attraente vessillo di arruolamento per vocazioni femminili che conta più di 200 monache laureate con una media di età di 35 anni e un altro centinaio in lista d’attesa. Poco tempo fa, il P. Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia, ha predicato alle 140 monache clarisse di Lerma. La visita del Cappuccino italiano è stata l’occasione per un commovente reportage trasmesso dalla RAI (Radio e Televisione Italiana) in prima serata in Italia.

D’altra parte, da alcuni anni è nato un altro movimento —la Red Intermonástica de España— formata da monasteri cistercensi, benedettini, carmelitani, domenicani, francescani…. Senza andare troppo lontano, non molto tempo fa, nel novembre dello scorso anno 2025, il Centro Internazionale Teresiano Sanjuanista (CITeS) di Avila ha accolto più di un centinaio di monaci e monache di diversi Ordini e Congregazioni con la finalità di riflettere e prestarsi appoggio e aiuto in maniera effettiva.

Sotto l’egida della Commissione Episcopale per la Vita Consacrata, il programma ADI (un’esperienza in corso chiamata Accompagnamento e Discernimento Intermonastico) si inserisce in un progetto più ampio denominato VCenS, Vida Contemplativa en Sinodalidadpromosso da contemplativi di tutta la Spagna, con il sostegno della Fondazione Porticus e la coordinazione di P. Roberto de la Iglesia, abate cistercense di San Pedro de Cardeña (Burgos). Dal 2020, decine di monasteri e congregazioni hanno deciso di unirsi e vivere così il cammino della sinodalità attraverso il discernimento spirituale comunitario, la leadership e la gestione del cambiamento.

Così parlava al riguardo fr. José Luis, monaco di Cardeña: il monastero è un rifugio per coloro che si sentono perduti. È una casa per poveri e pellegrini, e io dico sempre che di poveri e pellegrini tutti abbiamo molto. Il monastero è una casa aperta a tutti, a chiunque cerchi Dio in qualche modo, molte volte senza saperlo.

Abate dello stesso monastero, Roberto de la Iglesia, sottolineava che per poter avanzare nella sinodalità è necessario superare l’identificazione con piccoli gruppi e aprirsi a tutta la Chiesa. Da parte sua, suor Pilar Germán, trappista di Tulebras (Navarra), evidenziava che la chiamata nella Chiesa oggi è poter contare gli uni sugli altri. La mia preoccupazione non è che non ci siano vocazioni o monasteri che chiudono, ma le rotture tra di noi. Madre Elsa Campa, carmelitana scalza di Oviedo —consultrice del Dicastero per la Vita Consacrata— afferma con forza che la vita contemplativa è una vita piena e si vive con molta gioia e con molto gaudio, sentendoci, come direbbe Santa Teresa, “figlie della Chiesa”, con quella profondità di dedizione e di affetto verso tutta l’umanità.

Non sarebbe giusto tralasciare di menzionare altri movimenti nati alcuni anni fa in Spagna con la finalità di aiutare monaci e monache nei loro monasteri, da un punto di vista materiale e spirituale, fondazioni e associazioni:

DeClausura: un’iniziativa che sorge nel 2006 in seno alla Fundación Summa Humanitate, rispondendo alle richieste di aiuto fatte da diverse comunità di vita contemplativa.

Fundación Contemplare: è un team di laici professionisti di diversi ambiti che vuole mettersi al servizio della Chiesa, facendo conoscere la ricchezza della vita contemplativa.

E per finire, come luminoso riassunto, niente di meglio che utilizzare la parola di monache e monaci anonimi quando esprimono cos’è questo ricco e risplendente mondo della vita monastica:

In questo mondo esiste anche un luogo dove la pace e il silenzio sono una forma di vita.

I monasteri, dimora di monache e monaci, sono spazi privilegiati per la preghiera e la riflessione.

Oltre alla preghiera, il lavoro quotidiano include il lavoro manuale, che si realizza con amore e dedizione, offrendo ogni compito come una forma di servizio a Dio e al luogo in cui vivono.

La vita è segnata dalla semplicità e dalla dedizione generosa a Dio, rinunciando alle distrazioni del mondo esterno per concentrarsi sulla propria relazione con Lui.

Attraverso la lectio divina e la scrittura, si arricchisce la fede e si condivide la sapienza con il resto del mondo.

L’esistenza, sebbene silenziosa e appartata, è un faro di luce e speranza.

Nella quiete dei monasteri, i monaci e le monache intercedono per il mondo, offrendo ogni momento della giornata come un atto di amore e servizio a Dio e a tutta l’umanità.

Nel ritiro si trova la pace vera e ricordano che, nel silenzio, è dove meglio si ascolta la voce di Dio.

La vita monastica è un regalo di Dio per la Chiesa e per il mondo.

Forse tutto dipende dal saper trasmettere qualcosa di così bello come aver avuto, una volta nella vita, una primavera sacra che colmi il cuore di tanta luce che basti per trasfigurare tutti i giorni a venire (R. M. Rilke).

https://www.fondazionemonasteri.it/?s=Luis+Prensa

La vita monastica in Spagna: ieri e oggi – I


Nella mia infanzia, verso la mezzanotte si udiva nitidamente il suono di una campana. Stava chiamando a Mattutino le Clarisse del Monasterio de la Inmaculada (s. XVI). Mantenevano ancora quell’orario per tradizione secolare. All’alba di ogni giorno suonava un’altra campana chiamando all’ufficio delle Lodi. Era il Monasterio de la Purísima Concepción y San José delle Trinitarie Scalze (s. XVII).

Ebbi la grazia di nascere in una nobile Villa dove c’erano due monasteri di monache di clausura. Le campane dell’uno e dell’altro monastero suonavano lungo tutta la giornata chiamando alla preghiera le loro monache, il che determinava positivamente la vita degli abitanti di questa nobile villa. Era normale ascoltare tra la gente: “è l’ora di mattutino”, “suonano il vespro”, o “è l’ora di nona”.

Purtroppo oggi ne ha già chiuso uno — le Clarisse — e l’altro soffre le conseguenze della mancanza di vocazioni e, con ciò, l’avanzata età delle sue monache. Il suono delle campane e la possibilità di recarsi alla liturgia in uno di essi è scomparsa. Succede qui ciò che è generale nel resto della Spagna: la mancanza di vocazioni e la chiusura di monasteri.

Questa realtà è ancora più dura quando sappiamo, dalla storia e dalle sue statistiche, che in Spagna si concentra un terzo della vita contemplativa del mondo, e che è il paese con il maggior numero di monasteri nel suo territorio. Secondo la CEE (Conferenza Episcopale Spagnola), nell’anno 2020 c’erano 735 monasteri, con un totale di 8326 monache e monaci contemplativi. Tuttavia, nell’anno 2025 rimanevano 690 monasteri — 45 monasteri in meno —, con un totale di 7449 monache e monaci contemplativi.

È certo che lungo la Penisola Iberica si trovano disseminate comunità con diversi carismi e tradizioni monastiche: Benedettini, Cistercensi (OCist), Cistercensi (OCSO), Agostiniane, Clarisse, Carmelitane Scalze e Carmelitane dell’Antica Osservanza, Domenicane, Gerolamine, Certosine… Tutti loro — monaci e monache — hanno un medesimo obiettivo. Così lo definiva magistralmente il Papa Benedetto XVI: L’atteggiamento di fondo dei monaci è il quaerere Deum, la ricerca di Dio. Potremmo dire che questa è l’attitudine veramente filosofica: guardare oltre le cose penultime e lanciarsi alla ricerca delle ultime, le vere. Chi si fa monaco, avanza per un cammino lungo e profondo, ma ha trovato già la direzione: la Parola della Bibbia nella quale sente che parlava lo stesso Dio (Collège des Bernardins, Parigi, 12 settembre 2008).

In pratica, la struttura della loro vita — preghiera, lectio divina e lavoro, in un ambiente di solitudine e silenzio — è orientata a facilitare l’incontro personale e continuo con il Signore, seguendo la massima di San Benedetto: nulla anteporre all’amore di Cristo (RB 4,21).

Tuttavia, pur mantenendo tutti un medesimo obiettivo, ogni Ordine, ogni Congregazione o ogni Federazione ha sfumature leggermente differenti, procedenti dalla tradizione millenaria o secolare delle proprie origini, o, che è lo stesso, dal carisma che li creò.

Tradizione Benedettina e Cistercense: Si condensa nel noto motto ora et labora; oltre alla preghiera pubblica (ufficio divino) e alla preghiera privata, aggiunge altre caratteristiche molto proprie, come, ad esempio, l’ospitalità. Nel capitolo 53 della Regola di San Benedetto, appare un principio fondamentale: Tutti gli ospiti che giungono al monastero siano ricevuti come Cristo. Questo mandato ha configurato persino gli spazi di un monastero, dove si trova sempre un luogo — una foresteria — per accogliere gli ospiti.

Altre tradizioni: Non succede lo stesso, ad esempio, nei monasteri di certosini, clarisse, domenicane, carmelitane, che sebbene accolgano nel loro monastero i familiari, ricevono in maniera più eccezionale alcune persone in cerca di maggiore solitudine e ambiente di preghiera.

Lo stesso si potrebbe dire del tipo di clausura osservato da ogni Ordine o Congregazione. Le Clarisse (200 monasteri) e alcune Carmelitane Scalze, per esempio, mantengono nella loro maggioranza la clausura papale, il sistema più “ferreo” di separazione dal mondo. I Certosini e le Certosine — in Spagna 3 monasteri di monaci e 1 di monache — hanno uno stile di vita eremitico, al cui recinto non possono accedere i familiari, se non in circostanze eccezionali: persino la chiesa del monastero si trova all’interno di questo recinto di clausura.

Bisogna segnalare che altri ordini o congregazioni osservano la clausura costituzionale o quella monastica, come nel caso delle Benedettine e di alcune Cistercensi. In questi casi, i monasteri hanno uno spazio per l’accoglienza degli ospiti, che è sempre più richiesto da persone di ogni tipo: famiglie, uomini, donne, religiosi, giovani…. In questi casi, sono i monaci o le monache stessi a procurare loro il cibo e il necessario per le camere. Non solo; gli ospiti possono — e sono invitati a — partecipare alla loro liturgia e, se del caso, a parlare con un monaco o una monaca. Evidentemente, in questi casi non vi è la stessa separazione fisica rispetto a quelli di clausura papale.

In Spagna, oltre a queste Congregazioni di monaci, ce n’è una di relativamente recente creazione di monache benedettine: la Congregazione Monastica di Santa Ildegarda. Nelle loro Costituzioni (I, 4) affermano che la vita nel monastero è centrata sulla ricerca di Dio in comunità, seguendo Cristo sulla via del Vangelo, secondo la Regola di San Benedetto. La nostra vita vuole essere solidale con le gioie e le difficoltà dell’umanità.

Dinanzi alla cruda realtà della mancanza di vocazioni e della chiusura di monasteri in Spagna, e anche in altri paesi, si presenta un paradosso: in Spagna si continua a chiudere una media di circa 20-22 monasteri ogni anno, secondo le stime della Conferenza Episcopale Spagnola. Gli interrogativi sono molti, ma potremmo riassumerli in poche parole:

Ci sono vocazioni? Sì, in alcuni luoghi della Spagna.

Si chiudono monasteri per mancanza di vocazioni? Sì, in molti luoghi della Spagna.

Questi enigmi dovrebbero condurre a una profonda riflessione per sviscerare le cause di questa dualità. Alcuni monasteri, per incoraggiare le vocazioni, sogliono concentrarsi nel rendere più visibile il proprio stile di vita, offrire spazi di esperienza diretta e coltivare una pastorale vocazionale attiva e moderna. Altri — minoritari — ricorrono all’uso dei social network (Benedettine di Sahagún e di León, Clarisse di Madridejos e Badajoz), per mostrare la quotidianità della vita contemplativa in modo vicino e accessibile. E ci sono altri monasteri che, senza fare nulla di speciale, hanno molte vocazioni perché nel loro passato hanno avuto una fondatrice con un carisma molto attraente (Clarisse di Cantalapiedra e di Soria).

Sia come sia, è bene ricordare ciò che saggiamente dice il salmista: Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il Signore non vigila sulla città, invano vegliano le sentinelle (Salmo 126,1). Al che bisognerebbe aggiungere: Il nostro lavoro è solo una goccia d’acqua in un secchio, ma questa goccia è necessaria (Santa Teresa di Calcutta).

https://www.fondazionemonasteri.it/?s=Luis+Prensa


miércoles, 14 de mayo de 2025

Getsemani. Pedro Calahorra.

Confidencias 

de una persona fuera de lo común:

Pedro Calahorra Martínez.


Amigo Luis: 

Uno de los "misterios" cristianos que desde mi lejana juventud eclesial más me impresionaron e influyeron, y me sigue impresionando e influyendo, es el "misterio" o, si se prefiere, la "statio" de Dios, hecho hombre en Jesucristo, en el huerto de Getsemaní. ¡El poder omnipotente de Dios hecho impotencia imbécil! !La grandeza omnipotente de Dios convertido en debilidad, enfermedad, desolación, pobreza física y anímica de Dios! Es un singular "sitio" donde me he tenido que refugiar más de una vez en mi vida. Porque Dios se abaja y ocupa "su" lugar en este huerto, porque sabía que más de una vez, en una situación u otra, por un motivo u otro, los hombres podríamos tener que "refugiarnos" en el mismo. Y en más de una ocasión no tenemos otro lugar donde ir, que allí, donde Dios está como nosotros nos encontramos.


    En mi oración diaria, en una singular y pequeña letanía, pienso que poco a poco mi "curación", espiritual o de conversión, y física, en mi deslizante y suave deterioro diario, es encontrar ese puesto mío en ese huerto. Te confieso que en esa letanía de intenciones te hallas tú, y siempre viéndote en Getsemaní, pidiendo al Señor que acepte tu "vida" como participación en su vida doliente y dolorosa, vivida en Getsemaní, pensando en nosotros.

    

También confieso que tengo un triste miedo en escribirte estos pensamientos, que trato de vivir, porque no hay punto de comparación entre lo que acontece a tu vivir y el suave paseo vital de mi existencia. Eso incomprensible que nunca he aceptado para tu vida, y que me resisto a que sea algo permanente en tu vida, porque hasta para Dios, el sufrimiento tuvo un final. Entre lo que yo puedo ofrecer -"sacra dans"- y el valor de tu existencia como obligado pago a este mundo por tu existencia, no hay posible punto de parangón. Como no lo hay entre todos los actos voluntariosos de los hombres en favor del bien, y "el abajamiento", el anonadamiento de Dios en Getsemaní como fuerza arrolladora para el bien de los hombres. Pero la realidad es tan acre y desoladora que cualquier pensamiento, toda desilusión, toda queja existencial, halla explicación razonable. Sancta Maria, succurre miseris! El motete medieval tiene sentido para la miseria espiritual de algunos, como yo personalmente me siento, y del dolor estrujante obligado, que nos hace piltrafa vital, deshecho humano, como te acontece a ti. 

    He leído una vez más tus líneas y he decidido borrarlas. Me he ido medio llorando a la Parroquia, y ahora después de cenar y antes de dormirme quiero decirte que aún tengo esperanza. Primero porque no voy a cejar de meterte en mi oración. 

 Tercero, porque todo tiene un límite, y el Señor se buscó una resurrección, una vida nueva. Cuarto, porque . . . (aunque yo hubiera tirado la toalla hace tiempo), tú tienes una fibra indefinible, con constantes o propiedades no humanas, que te hace vivir en medio de la tragedia de tu dolor constante y en aumento. (¡Yo qué sé.)

    

Miguel de Unamuno tiene una acertada poesía, oración, o crítica vital, que no me resisto a ponerla aquí: 

¡Felices aquellos cuyos días / son todos iguales! - Se acuestan tranquilos / esperando el nuevo día / y se levantan alegres a vivirlo. - Viven a Dios, / que es más que pensarlo, / sentirlo o quererlo. - Su oración no es algo que se destaca, / y separada de sus demás actos . . . - Oran viviendo. - Y por fin mueren como muere / la claridad del día al venir la noche, / yendo a brillar a otra región". Se dan en ti plenamente los primeros versos; yo sueño que se deslice tu vida como se desliza el día suavemente hacia la noche. Es el sino, pura gracia, del destino humano. Y tú mereces también disfrutarlo. Bueno. Empiezo a no ver bien el teclado. No lloro. Si acaso me brillan los ojos de certera esperanza. Ya sabes lo que es un abrazo, aunque nos lo demos en Getsemaní. 

Luis, "quédome a lo que ordenaredes". 

Pedro.